IL PENSIERO DEL "PRIMO" VAN BUREN

SERGIO ANDREOLI

 

IL PENSIERO DI PAUL MATTHEWS VAN BUREN

 

Tesi di laurea in Filosofia, discussa il 2 marzo 1972, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Perugia.

Relatore: professor Armando Rigobello.

 

Un grazie particolare esprimo all'Editore Piero Gribaudi ( http://www.gribaudi.it/ , Via C.Baroni, n.190, 20142 Milano), che mi ha concesso il permesso di citare ampi passaggi del volume: PAUL MATTHEWS VAN BUREN, Il significato secolare dell'Evangelo, edizione italiana a cura di Filippo Gentiloni Silveri, traduzione di Isabella Cherubini e Michele Sampaolo, Piero Gribaudi Editore, Torino 1969 ( Titolo originale dell'opera: The Secular Meaning of the Gospel, The MacMillan Company, New York 1963, terza edizione 1966).

 

Segnalo qui due studi pubblicati dopo il 1972:

D. Antiseri, Dal non-senso all'invocazione.L'itinerario speculativo di Paul M. van Buren, Brescia 1976.

A.J. Nijk, Secolarizzazione, tr.it., Brescia 1973.

 

Faccio presente che al testo del 1972 ho apportato qualche correzione.

 

Dedico questo saggio a PITIGRILLI

 

 

INTRODUZIONE

In questi anni si sta affrontando con particolare impegno il problema del significato del linguaggio teologico cristiano, sia da parte dei filosofi, sia da parte dei teologi, soprattutto protestanti (1. Cfr.K.Huber, E' ancora possibile parlare di Dio in un mondo laico?, in F.V.Joannes ( a cura di ), Processo alla religione, Milano 1968,p.108).

L'Huber dichiara: "Oltre ai teologi, anche i filosofi stanno studiando il linguaggio religioso, e specialmente la questione se in qualche modo si possono dare affermazioni dotate di significato su Dio.In filosofia la questione si pone in questi termini a cominciare dalla nascita dell'analisi linguistica in Inghilterra, da Russel in poi"(2. Ibidem,pp.112-113).

Il Macquarrie, protestante, all'inizio di un capitolo del saggio sul linguaggio e la logica della teologia, dichiara di voler mostrare che "/.../ il problema del linguaggio teologico, riconosciuto da lungo tempo in vari modi, ha assunto una posizione chiave nella discussione teologica contemporanea. In una maniera o nell'altra questo problema - dice- è sollevato da tutte le più importanti correnti della teologia. Il problema /.../ diventa la questione più importante là dove gli apologeti cristiani si trovano impegnati nella discussioine con i filosofi della scuola analitica " ( 3. J.Macquarrie,Ha senso parlare di Dio?, tr.it., Torino 1969, p.33)

Lo Zahrnt ha posto la questione in termini generali in un volume recentemente tradotto in italiano, dichiarando che la teologia deve "/.../ ripensare oggi il suo modo di parlare di Dio, sia di fronte a Dio che di fronte al mondo, se vuole che il suo discorso resti o ridiventi valido, per Dio e per il mondo " (4. H.Zahrnt, Alle prese con Dio,tr.it.,Brescia 1969, p.2).

Secondo il Weiland, l'attuale sforzo di interpretazione del linguaggio teologico si pone in continuità con la tradizione.Egli,infatti, afferma:"Credo si possa dire che , non senza continuità con la tradizione, nella nuova teologia protestante si stia veramente facendo un esperimento teologico di nuovo genere, imperniato sul ' significato secolare dell'Evangelo' /.../ " (5. J.S.Weiland, La nuova teologia, tr. it.,Brescia 1969, p.21).

Lo Zahrnt rileva che l'indagine fu iniziata da Karl Barth. "La teologia - scrive - non poteva più continuare a parlare di Dio così come finora aveva fatto.Essa doveva cercare di farlo in un altro modo, in modo nuovo, se il suo parlare di Dio doveva rimanere o diventare nuovamente parlare responsabile et attendibile. Sì , certo -aggiunge- ci si poneva la domanda se e in quale misura fosse ancora, dopo tutto, permesso al teologo di parlare di Dio. E proprio questa fu la domanda alla quale Karl Barth si trovò a dover dare una risposta all'inizio del suo cammno" (6. H.Zahrnt, o. c., pp.6-7).

Di fronte alla stessa questione, secondo lo Huber, si trovano gli studiosi contemporanei. "Non c'è dubbio - sostiene - che oggi la religione cristiana si trova di fronte a un problema serio e complesso: il problema del suo stesso linguaggio /.../ il linguaggio della religione sembra completamente alieno dal linguaggio e dal modo tipico di pensare della nostra generazione. Questo fatto, che appare sempre più evidente, trova la sua più grave espressione in quel fenomeno, più diffuso di quanto non sembri, chiamato 'teologia della morte di Dio' o 'teologia della secolarizzazione'.Teologi come van Buren, Robinson, Cox, Dewart, Hamilton, Altizer e altri, non formano un gruppo omogeneo riducibile, come si fa solitamente nella critica rivolta ad essi, a uno stesso comune denominatore. Tuttavia bsogna riconoscere che essi hanno un problema in comune: parlare di Dio, almeno come lo abbiamo fatti sinora, non ha più senso; perciò cercano di trovare altre vie" (7. K.Huber, o. c. , p.107).

Di fronte a un problema di così vasta portata i filosofi che si occupano di analisi linguistica, studiano " /.../ il linguaggio religioso e specialmente le affermazioni su Dio al fine di stabilire i loro reali, ossia verificabili, significati. Alcuni teologi della teologia della secolarizzazione /.../ si servono di questi argomenti filosofici fino ad un certo punto per dimostrae che noi non possiamo parlare di Dio in quanto essere trascendente ecc.,o che dobbiamo trovare un 'significato laico' per il messaggio del Vangelo " (8. Ibidem, pp.114-115).

In questo studio cercherò di esporre il pensiero del pastore episcopaliano americano Paul Matthews van Buren, che, applicando il metodo della filosofia analitica, ha proposto una interpretazione nuova del messaggio di Cristo, nel libro The Secular Meaning of the Gospel (9. La traduzione italiana è stata pubblicata nel 1969, a Torino, dall'Editore Piero Gribaudi, a cura di I.Cherubini e M.Sampaolo, con il titolo Il significato secolare dell'Evangelo. La prima edizione delll'opera del van Buren è uscita nel 1963 a New York, presso The MacMillan Company. La traduzione italiana è condotta sulla terza edizione del 1966; la premessa è stata scritta da F. Gentiloni Silveri, mentre la nota bibliografica è di G. Dondero. P.M.van Buren è nato in Virginia e si è laureato in teologia nel 1954, all'Università di Basilea; è professore alla Temple University di Philadelphia, in Pennsylvania).

Sebbene van Buren , secondo l'Hamilton , " /.../ abbia nettamente superato la sua posizione manifestata nel Significato secolare dell'Evangelo /.../ , fu questo libro a conferirgli un posto nel gruppo della 'morte di Dio'" (10. T.J.J. Altizer - W. Hamilton, La teologia radicale e la morte di Dio, tr. it., Milano 1969, p.43).

Per questo nel corso della ricerca mi rifarò a quell'opera, che, a mio avviso, resta nella storia della teologia come fondamentale testimonianza di rinnovamento metodologico (11. Altri libri di P.M.van Buren: Christ in Our Place, Edinburgh 1961; Theological Explorations, London 1968).

PARTE I

LA TEOLOGIA CRISTIANA IN UNA CULTURA SECOLARIZZATA

E' stato sempre riconosciuto il profondo nesso fra teologia cristiana e cultura; si pensa che ad ogni profonda trasformazione culturale necessariamente corrisponde un nuovo modo di parlare di Dio e una critica dei 'vecchi' linguaggi teologici.

Poiché oggi è in atto, e sembra raggiungere il suo compimento, quel profondo rinnovamento culturale, che va sotto il nome di secolarizzazione (1. Bonhoeffer afferma che, dal momento della pace di Westfalia /1648/ , " /.../ si è messo in moto molto rapidamente in tutti i campi il grande processo di secolarizzazione alla cui conclusione oggi assistiamo" /D.Bonhoeffer, Etica, tr. it., Milano 1969,p.82 /. Lo stesso autore scrive:"Ha raggiunto ai giorni nostri una certa compiutezza il movimento iniziatosi verso il XIII secolo /.../ che aveva come obiettivo l'autonomia dell'uomo /.../.L'uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere alla 'ipotesi di lavoro: Dio'. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio di anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti esattamente come prima, anche senza 'Dio' " /D.Bonhoeffer, Resistenza e resa, tr. it., Milano 1969, p.245 /. Anche il Vanbergen dichiara:"Il fenomeno della secolarizzazione rientra in un insieme di processi storici che hanno cominciato a scuotere progressivamente la società medievale e la cultura del Medio Evo" /A. Vanbergen, Il culto reso a Dio in un'epoca secolarizzata, in Rivista di Pastorale Liturgica VII /1969/255 ) , anche il discorso cristiano su Dio è in trasformazione.Con un'immagine di grande efficacia lo Zahrnt, riferendosi alla secolarizzazione, dichiara:" Come una slavina /.../ è precipitata su tutti i campi della vita umana. E' - aggiunge - il più grande processo di secolarizzazione di tutta la storia del cristianesimo, anzi di tutta la storia delle religioni. Ai nostri giorni si compie quanto era stato detto all'inizio dell'era moderna: la secolarizzazione è arrivata a poco a poco al suo compimento ed è diventata l'ovvio segno di riconoscimento di tutta la nostra vita e di tutta la nostra esistenza (2. H. Zahrnt, o. c. , pp.136-137).

Nelle pagine che seguono presenterò schematicamente il fenomeno della secolarizzazione della cultura e la posizione di alcuni studiosi protestanti, a proposito del rapporto tra secolarizzazione e teologia.

Capitolo I

Il processo di secolarizzazione della cultura

L'Agnes afferma che quello della secolarizzazione è il moto profondo dell'ora presente e è "/.../ una realtà il fatto che tale teoria abbia suggestionato un po' tutti " (1. M.Agnes , Il cristiano in un mondo "secolarizzato", in Il nuovo impegno, Suppl. a Segno nel mondo I /1970/, n.1, p.10 ). Il Prandi riconosce che è fuori dubbio "/.../ il fatto che la parola e l'idea della 'secolarizzazione' oggi abbiano larghissimo corso nella pubblicistica che tratta di argomenti religiosi /.../ (2. A. Prandi, Secolarizzazione.Una parola sospesa nel vuoto, in Avvenire, 4.IV.1969, p.5. ) e anche l'Asturi dice che ora "/.../ il problema più dibattuto fra i cristiani è la 'secolarizzazione'. Dovunque - aggiunge- si parla di secolarizzazione del cristianesimo, di desacralizzazione, di cristianesimo senza religione" (3. L.Asturi, La secolarizzazione,morte di Dio, in Il nostro tempo XXIV /1969/, n.12, p.5).

C'è da chiedersi, perciò, cosa sia la secolarizzazione. Ecco la risposta dello Joannes: "/.../ è la liberazione dell'uomo da ogni tutela che lo costringe a sottomettersi ad una concezione sacrale del mondo, della sua attività, del suo pensiero; è dunque una liberazione da ogni concezione religiosa della vita e dell'universo? E' perciò la dichiarazione di morte per il 'sacro' e il 'religioso'? In un certo senso lo può essere; ma è proprio il fenomeno della secolarizzazione che costringe, di fronte al 'mondo adulto', a una revisione di parole ancora una volta tradite perché hanno finito per costituire una moda; la 'secolarizzazione' conduce dunque a una revisione di ciò che si intende per 'sacro' , per 'profano', per 'religione' " (4. F.V.Joannes, Premessa, in F.V.Joannes / a cura di /, Processo alla religione , cit., p.10 ).

Questa è la prima risposta alla domanda sulla secolarizzazione. Per una più completa soluzione del problema, nelle pagine che seguono, oltre che ad Harvey Cox (5. I libri più importanti del Cox sono: La città secolare, tr. it., Firenze 1968; Il cristiano come ribelle, tr. it., Brescia 1967; Non lasciatelo al serpente, tr. it., Brescia 1969), lo studioso protestante contemporaneo più impregnato nell'indagine sul processo di secolarizzazione della cultura, mi rifarò anche alle opinioni di quegli scrittori cattolici e protestanti, che sono entrati con vivacità , e spesso anche con spirito polemico, nell'attuale discussione filosofico- teologica.

Il Mondin afferma: "La dottrina della secolarizzazione del cristianesimo proposta dal Cox e dal Teilhard ( oltre che dal Tillich, dal Bonhoeffer, dal Robinson e dal van Buren ) ha suscitato vivaci reazioni fra gli studiosi di cose religiose in tutta la Chiesa.Ne è scatuirito un dibattito molto acceso che ha visto impegnati fra gli altri: Daniélou, de Lubac, Congar, Mascall, Molnar, Schillebeekx, Metz, Rahner, von Balthasar,Thils e Maritain (6. B.Mondin, La sfida della secolarizzazione, in Via verità e vita, n.25, XVIII, novembre-dicembre 1969, pp.27-28) e che testimonia come il problema teologico dominante , il problema pù vivamente sentito e più animatamente dibattuto, il problema numero uno della nostra epoca è quello della secolarizzazione "(7. Cfr. B. Mondin, La secolarizzazione: morte di Dio?, Torino 1969, pp.9-11).

Nel libro La città secolare, il Cox, riguardo alla secolarizzazione,dichiara: "E' il sottrasi del mondo alle interpretazioni religiose e quasi-religiose, il dissolversi di tutte le concezioni chiuse del mondo, l'infrangersi di tutti i miti soprannaturali e di tutti i simboli sacri" (8. H.Cox, La città secolare, cit., p.2 ). Aggiunge che è "/.../ la liberazione dell'uomo dalla tutela religiosa e meafisica, il distogliersi della sua attenzione da altri mondi e il rivolgersi di essa verso questo solo" (9. Ibidem, p.17).

Analizzando il termine, il Cox afferma:" La parola secolare deriva dalla parola latina saeculum, che significa ' questa epoca' /.../. Fin dall'inizio del suo uso la parola secolare ha indicato qualcosa di vagamente inferiore. Essa significa 'questo mondo' mutevole, opposto all'eterno 'mondo religioso' " (10. Ibidem, pp.18-19). "Più recentemente -aggiunge- il termine secolarizzazione è stato usato per descrivere un processo a livello culturale, parallelo a quello politico. Esso indica la scomparsa di ogni determinazione religiosa dai simboli dell'integrazione culturale. La secolarizzazione politica e sociale" (11. Ibidem, p.20).

La secolarizzazione (12. Sul significato del termine secolare, cfr. T.W.Ogletree, La controversia della morte diDio, tr.it., Brescia 1967, p.24, nt.12), così, secondo il Cox, << /.../ è un processo, non uno stato di cose >>(13.H.Cox, La città secolare, cit., p.30 ) e per lui <</.../ deriva in gran parte dall'influenza formativa della fede biblica sul mondo, un'influenza esercitata dapprima attraverso la chiesa cristiana e, successivamente, attraverso movimenti derivanti in parte da essa >> (14.Ibidem, p.21). Secondo il teologo americano, << /.../ i semi della secolarizzazione risalgono molto più indietro nel passato: alla storia della creazione, in cui l'uomo è reso responsabile del mondo; alla separazione dell'ufficio regale da quello profetico in Israele; alle ingiunzioni del Nuovo Testamento di rispettare le autorità costituite finché esse non avanzano pretese religiose >> (15.Ibidem, p.101).

Il Cox distingue secolarizzazione da secolarismo e dichiara: << La secolarizzazione implica un processo storico, quasi certamente irreversibile, in cui la società e la cultura vengono liberate dalla tutela del controllo religioso e da concezioni metafisiche del mondo troppo chiuse /.../. Secolarismo, al contrario - aggiunge - è il nome di una ideologia, di una concezione del mondo chiusa , con funzioni molto simili a quelle di una nuova religione >> (16.Ibidem, p.21).

Il teologo americano insiste sulla << /.../ differenza tra secolarizzazione come movimento storico e secolarismo come ideologia /.../. La secolarizzazionbe - dice - è un processo di liberazione: rimuove antiche oppressioni e rovescia convinzioni assurde; lascia all'uomo la responsabilità della propria vita sociale e culturale /.../. Il secolarismo provoca un corto circuito nella rivoluzione secolare, paralizzandola in una nuova concezione del mondo; taglia le ali all'emancipazione e fissa una società con lo spillo di un'altra ideologia >> (17.Ibidem, p.87).

Ebbene, se il Cox <</.../ accepte la sécularisation /.../ repousse absolument le sécularisme >> (18.Anonimo,Les thèologiens de la <<mort de Dieu>>, in Informations catholiques internationales, 1967, n.301, p.36), quel secolarismo, che il protestante Newbigin indica come <</.../ un sistema di fede e un atteggiamento che, come principio, nega l'esistenza o il significato di realtà che non siano quelle misurabili dai metodi della scienza naturale >> (19. L.Newbigin,Una religione autentica per un mondo secolarizzato, tr. it. , Assisi 1968, p.10).

Questa è la risposta del teologo di Harvard all'interrogativo sulla secolarizzazione.

Il Maggiolini, cattolico, descrivendo il fenomeno in questione, dichiara che, negativamente, esso <</.../ comporta il sottrarsi di aree di esistenza e di attività umana dalla sfera del "sacro" e dal controllo di istituzioni religiose organizzate /.../.Positivamente /.../ - aggiunge - segna una forte e sicura asserzione della competenza della scienza e della tecnica a trattare e risolvere i problemi di ogni sorta >> (20. S.Maggiolini, Secolarizzazione.un'occasione di approfondimento, in Avvenire, 1.III.1969,p.3 ).

Il Mondin, da parte sua, dopo aver osservato che <</.../ la secolarizzazione è un elemento correlativo, che ha come suo opposto la sacralizzazione /.../>>(21.B.Mondin, Le secolarizzazione:morte di Dio?, cit., p.13), pone un altro interrogativo:<<Da che cosa è stato prodotto e come s'è sviluppato il fenomeno sconvolgente della secolarizzazione? Bonhoeffer - risponde - /.../ ne fa risalire le origini al lontano XIII secolo. Egli osserva giustamente che le prime cause della secolarizzazione sono state le lotte politiche fra Stato e Chiesa, fra Papato e Impero, il crollo delle Respublica christiana,la riforma e le guerre di religione. Furono queste vicende a far nascere la secolarizzazione dello stato e della politica, e , contemporaneamente, a causa della crisi religiosa, la secolarizzazione della filosofia e della cultura. Altro fattore della secolarizzazione - aggiunge - è stato lo sviluppo delle scienze sperimentali /.../. Un'altra causa primaria della secolarizzazione è stato lo sviluppo, da Cartesio in poi, di una filosofia a carattere immanentistico. Essa è sfociata nelle visioni cosmiche /.../ integralmente secolarizzate dell'idealismo, del positivismo, del materialismo, dell'esistenzialismo. L'assunzione di questi sistemi filosofici come strumenti della riflessione teologica -osserva ancora - è stata la ragione principale della secolarizzazione della rivelazione cristiana, una secolarizzazione che alcuni teologi ritengono necessaria al fine di rendere accessibile il messaggio cristiano all'intelligenza dell'uomo moderno. Un'altra causa determinante dello sviluppo della secolarizzazione è stato il risorgere dell'industria /.../. Anche la rivoluzione francese va annoverata fra le cause della secolarizzazione /.../. In conseguenza di queste numerose e svariate cause, nel secolo XIX la secolarizzazione s'è impadronita di tutti i rami della cultura: filosofia, storia, pedagogia, antropologia, lettere e arti >> (22.B.Mondin, La sfida della secolarizzazione, cit. , pp.23-24 ). Si deve, allora, riconoscere, secondo il Bolzon, che il processo della secolarizzazione <</.../ all'interno della religione, di ogni religione da quella ebraica a quella musulmana, all'interno di ogni confessione cristiana, quella luterana come quella cattolica, così come si presenta oggi è certamente un fenomeno nuovo ed è un riflesso immeditao della crescita dell'uomo nelle sue dimensioni varie: tecnica-scientifica-psicologica-sociale >> (23.O Bolzon, Umanesimo cristiano e secolarizzazione , in Presbyteri III (1969),n.1, p.46). << Il pensiero, la vita e la fede dell'umanità - dice il van de Pol - stanno subendo profonde modificazioni che non possono non incidere sulla fede cristiana in Dio. E pecisamente il cristianesimo occidentale sta subendo un processo evolutivo che attraverso la demitizzazione, la desacralizzazione ed il rifiuto della mentalità ellenistica è orientato ad una completa secolarizzazione delle fede in Dio>> (24.W.H. van de Pol, La fine del cristianesimo convenzionale, tr.it. , Brescia 1969, pp.34-395).

Per lo stesso autore, la secolarizzazione non è uno stato di cose, ma un processo, che <</.../ è in cammino in tutto il mondo e in tutte le religioni; va minando a poco a poco rappresentazioni secolari, forme di pietà e di culto, atteggiamenti di fronte al mondo e al prossimo. E' un processo che si svolge in forma sotterranea, nascosto, nella vita inconscia dell'uomo>> (25.Ibidem, p.163.Pure il Mondin scrive:<<In effetti il termine "secolarizzazione" indica quell'azione, quell'operazione, quella trasformazione per cui qualcosa che precedentemente non apparteneva al saeculum, al mondo, poi diviene parte del saeculum, del mondo /... la secolarizzazione designa quel processo per cui qualcosa che precedentemente era o apparteneva al divino, al sacro, al soprannaturale, viene trasformato in qualcosa di mondano>> / B.Mondin, La secolarizzazione:morte di Dio?, cit., pp.19-20/. Il West, da parte sua, ha scritto: << La secolarizzazione è un processo nel corso del quale gli uomini e la società perdono il senso di appartenenza a un mondo totalmente coerente i cui elementi fondamentali possono essere percepiti dallo spirito umano o da atteggiamenti di fede e da pratiche religiose/.../.La secolarizzazione è il processo nel corso del quale gli uomini e le società si sono rese conto più chiaramente che mai della relatività della conoscenza e della morale umane, dal punto di vista del soggetto conoscente e delle condizioni della sua ricerca o del carattere della sua azione >> / C.West, Significato "teologico" della condizione "profana" dell'uomo, in F.V.Joannes ( a cura di ), Processo alla religione, cit. , pp.80-81 / ).

Anche il Mondin sottolinea la distinzione fra secolarizzazione e secolarismo.Questo, per lui, è la << /.../ pretesa della secolarizzazione di allargare il suo dominio su tutta la sfera della realtà /.../ è la secolarizzazione trasformata in assoluto >>(26. B.Mondin, La secolarizzazione: morte di Dio? , cit, p.25).

Tale idea, del resto, è di uno degli ispiratori delle correnti teologiche protestanti contemporanee, il Gogarten, che qualifica il secolarismo come << degenerazione della secolarizzazione>> (27.Cfr.G:Gogarten, L'uomo tra Dio e il mondo.Legge ed Evangelo, tr.it., Bologna 1971, citato da H.Zahrnt, o.c., p.163). Scrive il Weiland:<</.../ in Gogarten troviamo la distinzione fra secolarizzazione e secolarismo. Mentre la secolarizzazione libera l'uomo per immettterlo nella sua responsabilità storica in un mondo aperto, il secolarismo è il totale appiattimento del mondo, nel quale non v'è più posto per una "ignoranza che cerca", ma nel quale scompaiono l'interrogazione e l'ignoranza>>(28.J.S.Weiland, o.c., p.41).

Si può , dunque, dire che <</.../ "secolarizzazione" significa il processo per cui l'uomo vene a liberarsi da legami e impacci posti dalle varie forme di religiosità e dalle diverse concezioni filosofiche e specialmente metafisiche; si sente più consapevole della sua libertà e del suo potere nel mondo, e perciò ha un sempre maggiore senso della sua responsabilità nella costruzione della società di domani >> (29.P.Cardoletti, Secolarizzazionne e desacralizzazione, in Rivista di Pastorale Liturgica VII /1969/ 208. Il Rocca afferma:<<Col termine "secolarizzazione" si intende il fenomeno di un mondo che considera se stesso senza più alcun rapporto "religioso" a Dio, tanto nella teoria, come e soprattutto, nella prassi. Visto storicamente il fenomeno della secolarizzazione si presenta come il processo irreversibile di un mondo che cammina progressivamente verso una sua sempre maggiore emancipazione dalla religione e dalla Chiesa, considerata come organizzazione sociale>> /G.Rocca,Significato cristiano della secolarizzazione, in Aa.Vv., Il fenomeno secolarizzazione, Ekklesia IV (1970), nn.1-2, pp.58-59/.Con il Fabro si deve ammettere:<< La radice della secolarizzazione è quindi nello sprofondarsi inarrestabile dell'uomo nel mondo, nel riconoscersi proprio dell'homo humanus come homo mundanus: l'esssere dell'uomo come essere in-e-per il mondo>> / C.Fabro, Situazione filosofico-teologica della secolarizzazione, in G.G. Wright - C.Fabro - J.L. Illanes ed altri, Secolarizzazione & sacerdozio, Milano 1970, p.102 / ).

Per concludere:<<Il termine secolarizzazione designa oggi il fenomeno per il quale le realtà della vita umana vengono vissute non solo in modo non sacrale ma del tutto autonomo rispetto alle norme o alle istituzioni religiose>> (30.F.Crespi, Il processo di secolarizzazione, in F.V.Joannes, ( a cura di), Processo alla religione, cit.,p.23).

 

Capitolo II

Teologia protestante e secolarizzazione

La riflessione teologica protestante recente ha prestato molta attenzione ai rapporti fra secolarizzazione , discorso su Dio e religione. Si può, anzi, ammettere che il <</.../ tema della secolarizzazione ha avuto radici nella grande teologia riformata, cominciando da Karl Barth sino a Gogarten /.../ >>( 1. Anonimo, Nota introduttiva, in F.V.Joannes (a cura di), Processo alla religione, cit., p.17).

Il Crespi riconosce:<<I protestanti per primi hammo compreso la secolarizzazione come un processo che nasce da un approfondimento dell'esperienza cristiana: nella linea dell'esperienza barthiana, Gogarten e Cox lo hanno esplicitamente affermato (2. F. Crespi, o.c., p.28). Anzi, sono stati fatti dei tentativi, anche audaci, in campo protestante, di conciliazione fra le esigenze della secolarizzazione e quelle, della religione, fino ad arrivare ad una vera " teologia secolarizzata ". Dopo, infatti, la seconda guerra mondiale, <</.../ per opera prima di Bonhoeffer, di Bultmann e di Tillich, e poi, di Robinson, Cox /.../ è esploso, anche in teologia, il problema della seolarizzazione >> (3.B.Mondin, I grandi teologi del secolo ventesimo. 1. I teologi cattolici, Torino 1969, p.321) e si è visto <</.../ un gruppo influente di teologi , chiamati " teologi della morte di Dio" o "teologi radicali" o anche "atei cristiani", dare la loro adesione alla forma più assoluta di secolarizzazione >>(4.B.Mondin, Secolarizzazione: morte di Dio?, cit., p.37).

Queste teologie "secolari" e "della morte di Dio" sono, perciò, nate come risultato di riflessione su un fenomeno - la cosiddetta morte di Dio - considerato come aspetto del processo di secolarizzazione della cultura contemporanea.

Sebbene non sia <</.../ facile presentare un'interpretazione soddisfacente di queste teologie al momento presente, a causa del loro carattere fluido e sperimentale>> (6. Cfr. G.Gozzelino, I vangeli dell'ateismo cristiano, Torino 1969,p.12), il Gozzelino indica il Bonhoeffer, il Robinson, il Cox, il Vahanian, potestanti , e il Dewart, cattolico, come rappresentanti della "teologia secolare". Sarebbero, invece, secondo lo stesso autore, rappresentanti della "teologia della morte di Dio", l'Altizer, l'Hamilton, il van Buren, il Braun e la Solle (7. <<La teologia ossia il discorso su Dio diviene, paradossalmente, una teologia senza Dio, una teologia della morte di Dio, una teologia atea >> / M.Fries - R.Stalin, Ricerca di Dio, tr. it. Assisi 1970, p.59 / ).Come ispiratori di questi movimenti teologici sono presentati il Barth, il Gogarten, il Bultman e il Tillich, esponenti della teologia dialettica protestante.

Molti autori hanno indicato come " teologo della more di Dio" anche il Cox. Secondo l'Ochetto, però, questi <</.../ respinge recisamente, per quanto lo riguarda, la definizione di "teologo della morte di Dio", che è stata coniata per comprendere personalità e tesi troppo differenti fra di loro. Egli è molto duro verso i teologi che proclamano la morte di Dio e sottolinea che alcune delle loro formulazioni appaiono dei "non sensi" >> (8. V.Ochetto, Cerca tra i grattacieli l'impronta del divino, in Avvenire, 27.III.1969, p.3).

L'Aubry, da parte sua, non fa cenno al Braun e afferma che insieme a William Hamilton , <</.../ Paul van Buren e Thomas J.J.Altizer costituiscono lo staff più noto dei veri "teologi della morte di Dio". Per essi Dio è morto sul serio, definitivamente: è una verità non "ribaltabile" da nessun miracolo >> (9. J.Aubry, Dio è morto: rimane solo l'eco dei suoi passi, in Dimensioni VII / 1969 /, n.6, p.9).

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