"FUGAR L'OMBRE DEL TEMPO" - 5

1831 Ottobre - 1832 Aprile, Valle del Topino.
La sequenza sismica fu caratterizzata dall'ampiezza dell'arco temporale, dalla molteplicità delle scosse e dalla diversità di localizzazione dei danni.
La sequenza sismica, iniziata il 27 ottobre 1831 e protrattasi fino alla primavera del 1832 , colpì l'Umbria centrale, danneggiando più o meno gravemente, circa 90 località della Provincia di Perugia, situate nella cosiddetta "Valle Umbra", costituita dalle vallate dei fiumi Chiascio e Topino, e nelle aree collinari e pedemontane circostanti.
Gli effetti più gravi furono rilevati dopo la scossa del 13 gennaio 1832; che causò la quasi completa distruzione dei paesi di Budino e Cannara; crolli estesi e diffusa inabilità nei paesi di Bastia, Bevagna, Capodacqua e Collemancio.
A Foligno il terremoto del 27 ottobre 1831 causò la caduta di numerosi camini, il crollo di alcune volte e soffitti, fenditure nei muri.
Le repliche del 6 novembre lesionarono quasi tutte le case, ma dopo le scosse del 13 gennaio 1832, accompagnate da un violento temporale, gran parte degli edifici crollò e divennero inabitabili.
( Poco prima della scossa del 13 gennaio in alcune località furono osservati dei fenomeni particolari, come l'apertura di due spaccature nel terreno a Budino, dalle quali fuoriuscivano getti di acqua, sabbia e fango, mentre dopo la scossa, a Foligno furono osservate nel terreno fenditure e buche di forma circolare, da cui erano emersi fango ed acqua, mentre in località "Ponte delle Tavole", vicino a Bevagna, si aprirono fenditure nel terreno, da cui fuoriuscirono materie bituminose ed esalazioni sulfuree).
La lunga sequenza sismica del 1831 - 1832 ebbe un impatto fortissimo sull'edilizia dei centri colpiti, causando gravi ripercussioni sulle economie locali. La gravità dell'evento fu dovuta sia alla violenza delle scosse, sia alla lunghezza della sequenza sismica.
Le ripercussioni sullo stato economico delle popolazioni furono molto gravi. Parte della popolazione fu ridotta all'indigenza e in generale i drammatici effetti riverberarono sull'economia della zona anche negli anni successivi. Particolarmente grave risultò la situazione di Bevagna; in una lettera del Vescovo, datata 29 luglio 1834, è descritto lo stato di devastazione in cui versava ancora il paese, al quale erano stati concessi scarsissimi finanziamenti.
Nell'immediata fase di emergenza si cercò di organizzare gli aiuti, ma i tempi della ricostruzione furono lunghi, mentre i finanziamenti furono scarsi, e la ricostruzione delle chiese e dei palazzi pubblici ebbe ancora una vola la precedenza.
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1832 Ottobre, Alta Valle del Chienti.
Una sequenza "dimenticata" dai cataloghi sismici, a causa dei terremoti della Valle del Topino, che si protrasse per oltre un mese con lesioni, cedimenti, crollo di camini, abitazioni instabili e puntellate.
L'Amministrazione Pontificia lo considerò un evento irrilevante e scoraggiò finanziamenti e interventi.

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1838 Gennaio - Novembre, Valnerina.
Questa sequenza sismica iniziò il giorno 3 gennaio 1838, si protrasse fino a novembre e colpì la zona compresa fra Spoleto e Foligno; undici mesi, in cui si susseguirono moltissime scosse di diversa entità, che misero a dura prova la buona volontà delle istituzioni.
Molte relazioni e poche sovvenzioni.
Per lo più preghiere, voti, processioni e digiuni penitenziali.

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1854, 12 Febbraio, Valle del Topino.
Quasi un anno di scosse, danni ingenti a case, edifici pubblici e religiosi; una sequenza sismica lunga e complessa " che lasciò senza tetto 291 famiglie e compromise nuovamente la stabilità della Basilica di Santa Maria degli Angeli, da poco ricostruita ,dopo il terremoto del 1832.
Ancora una volta non ci furono interventi programmati, ma elemosine, preghiere e processioni.
Furono previste ricostruzioni e riparazioni solo per l'edificato pubblico.

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1859, 22 Agosto, Valnerina.
Il terremoto del 1859 è testimoniato da varie e autorevoli fonti; ebbe effetti disastrosi a Norcia e nei vicini villaggi.
Sia il patrimonio ecclesiastico, sia il patrimonio edilizio pubblico subirono danni gravissimi; i fabbricati industriali crollarono completamente; quanto agli edifici ad uso abitativo, su 676 solo 70 non crollarono, ma subirono danni gravi, da renderli comunque inagibili.
Dalla perizia fatta dagli osservatori incaricati dal Papa, si riscontrò che le case di recente costruzione avevano subito gravissimi danni, poiché costruite inadeguatamente.
Altrettanto quelle più vecchie, costruite con materiali poveri e con ciottoli di fiume ( il cemento non si era attaccato alla faccia liscia della pietra, per cui erano slegati l'uno dall'altro ) e che avevano volte pesanti e cementi di pessima qualità, fatti con calce magra e argillosa e impastati con sabbia di scarsa qualità; questa fu la concausa del
disastroso terremoto.

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"FUGAR L'OMBRE DEL TEMPO" - 5 - Anna Maria Ferroni
"Salire", anno 56 (31) n°2-3, Febbraio Marzo 2002, pag.7